Apporto di capitale

Cos’è l’apporto di capitale

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Tutto quello che c’è da sapere sul finanziamento aziendale tramite apporto di capitale.






1. Cos’é il finanziamento aziendale tramite apporto di capitale.

L’apporto di capitale è la classica forma di finanziamento interno a cui l’azienda – soprattutto quella di piccole dimensioni – ricorre quando necessita di risorse finanziarie fresche per lo svolgimento della sua attività e decide di attingere al capitale proprio.
Il capitale proprio è l’insieme dei mezzi (non solo finanziari) forniti all’impresa dal proprietario (se l’impresa è di tipo individuale) o dai soci (qualora l’impresa sia collettiva). Esso è costituito dal cosiddetto capitale sociale, il cui versamento avviene al momento della costituzione dell’impresa e, se non viene stabilito diversamente, tale apporto deve essere fatto in denaro. Oltre che dai conferimenti, il capitale proprio è costituito anche da tutti gli utili, cioè i ricavi, che non sono stati redistribuiti ai soci nel corso degli anni, e dalle riserve.
Gli apporti di capitale possono essere fatti anche in momenti successivi della vita aziendale, qualora si rendano necessarie nuove risorse, e non si voglia ricorrere ai finanziamenti esterni, cioè di terzi, i quali diventerebbero poi creditori della società. La parte di capitale che viene conferita dai soci viene chiamato capitale di apporto.

2. Come funziona il finanziamento aziendale tramite apporto di capitale.

Il finanziamento interno di un’azienda può avvenire attraverso:

  • un aumento di capitale, ovvero nuovi apporti effettuati dal proprietario e/o dai soci: tali conferimenti possono consistere sia di denaro, ma anche di beni mobili o immobili. Talvolta, solo per le Società a Responsabilità Limitata, vengono conferite anche prestazioni di opere o servizi, genere di apporti che invece sono vietati nelle Società per Azioni e nelle Società in Accomandita per Azioni;
  • l’utilizzo delle riserve legali: quota di patrimonio che deve essere accantonata a norma di legge. L’articolo 2430 del codice civile prevede infatti che “dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma corrispondente almeno alla ventesima parte (5%) di essi per costituire una riserva, fino a che questa non abbia raggiunto il quinto del capitale sociale (20%)”. Nel caso si superi il 20%, l’eccedenza verrà inserita nella riserva straordinaria. L’utilizzo di queste riserve può avvenire solo qualora si intenda coprire le perdite e in ogni caso devono essere reintegrate;
  • l’utilizzo delle eventuali riserve straordinarie (frutto di accantonamenti volontari da parte dell’impresa e dell’eventuale eccedenza della riserva legale qualora il suo importo superi il 20% del capitale sociale);
  • il reinvestimento degli utili prodotti dalla gestione:
    sono quella parte di utili che risultano dalla detrazione delle perdite e delle somme destinate a riserva (legale e straordinaria), che normalmente andrebbe redistribuita tra i soci in modo proporzionale alle loro quote di partecipazione o al numero di azioni possedute (a seconda del tipo di società), ma che essi possono decidere di non riscuotere al fine di utilizzarli per effettuare investimenti all’interno dell’azienda stessa.

*I conferimenti possono consistere sia in denaro che beni mobili o immobili, e talvolta anche in prestazioni lavorative dei soci. I soci possono essere sia persone fisiche che altre società.

Tipologie di finanziamento aziendale tramite apporto di capitale

Le tipologie di finanziamento aziendale attraverso apporto di capitale che vengono attuate con più frequenza dai soci all’interno dell’impresa sono:

  • Versamenti in conto aumento di capitale
  • Versamenti in conto futuro aumento di capitale
  • Versamenti a copertura perdite

Tali apporti avvengono sotto forma di denaro, ma non sono somme che vanno ad aumentare in maniera diretta il capitale sociale. Sono infatti riconosciute come riserve di capitale e secondo l’art. 2424 del c.c. vanno indicate tra le altre riserve all’interno della contabilità d’impresa. Esse, in pratica, aiutano a migliorare e rafforzare il saldo del patrimonio netto – costituito dal capitale sociale, le riserve e gli utili a cui vengono sottratte le perdite – della società.

3. Chi può richiedere il finanziamento aziendale tramite apporto di capitale.

Può fare un apporto di capitale chiunque sia in possesso dei diritti economico-patrimoniali ed amministrativi derivanti dal fatto di far parte dell’azienda, cioè chi abbia versato almeno una parte del capitale sociale al momento della nascita dell’impresa. Se l’impresa è costituita nella forma giuridica di società, i proprietari sono chiamati soci (o azionisti se l’impresa è di grosse dimensioni) e il capitale sociale è suddiviso in azioni – se la società è di tipo S.p.A. o S.a.p.a.- oppure in quote – se si parla di s.r.l.
L’apporto deve essere autorizzato con decisione dei soci a norma dell’articolo 2479 del Codice Civile.

Come procedere per eseguire un apporto di capitale?

L’articolo 2465 del Codice Civile afferma che coloro che intendono fare un apporto di capitale (beni in natura o crediti) hanno “l’obbligo di presentare la relazione giurata di un revisore legale (o di una società di revisione legali) designato dal Tribunale e iscritto nell’apposito registro”. Questa relazione deve essere allegata all’atto costitutivo dell’impresa (in caso di primo apporto) o al verbale dell’assemblea che ha sancito l’aumento di capitale, e deve contenere:

  • Descrizione dei beni o dei crediti apportati;
  • Indicazione dei criteri di valutazione adottati;
  • Attestazione che il valore dei beni che si vuole apportare è almeno pari a quello a essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale sovrapprezzo.

Se successivamente ci si accorge che la relazione riporta un valore sbagliato, più alto o più basso, si provvederà subito a modificare l’importo del capitale sociale aumentandolo o diminuendolo a seconda del caso.

4. Vantaggi del finanziamento aziendale tramite apporto di capitale.

  • Il socio che ha effettuato l’apporto di capitale non ha diritto alla restituzione del capitale investito secondo scadenze predeterminate contrattualmente, come invece avverrebbe se i finanziatori fossero esterni;.
  • Essendo denaro e/o mezzi provenienti dai soci, non si devono pagare interessi a finanziatori terzi;.
  • Va a coprire eventuali perdite d’esercizio.

5. Svantaggi del finanziamento aziendale tramite apporto di capitale.

  • Se si utilizzano le riserve legali e straordinarie si va ad intaccare la solidità finanziaria dell’azienda;
  • I soci, in quanto ricompensati solo eventualmente e comunque in subordine rispetto ai creditori (per effetto della postergazione, art. 2467 c.c.), potrebbero richiedere un profitto maggiore dei finanziatori esterni;
  • Gli apporti effettuati si inseriscono nel capitale che è detto anche capitale di rischio in quanto il conferimento è a tempo indeterminato;
  • I soci che abbiano effettuato un apporto di capitale, in caso di fallimento dell’impresa, si trovano a dover fronteggiare il cosiddetto principio della postergazione, per il quale il rimborso dei finanziamenti avviene in primo luogo per i creditori terzi e solo successivamente per i soci (art. 2467 c.c.);
  • Permette di evitare gli oneri finanziari che portano a una minore flessibilità nelle scelte di investimento ed al rischio di non poter più proseguire con l’attività in caso di contrazione del fatturato.