Fido bancario (credito in conto corrente per le aziende)

Cos’è il fido bancario

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Tutto quello che c’è da sapere sul finanziamento aziendale tramite credito in conto corrente.






  1. Fido bancario: che cos’è?

Il fido bancario, detto anche scoperto di conto corrente, è una particolare operazione di finanziamento bancario che permette, all’azienda, di richiedere l’apertura di credito nel proprio conto corrente.

La banca concede all’imprenditore, in possesso di un conto corrente attivo presso di essa, la possibilità di disporre di una somma di denaro maggiore rispetto a quella disponibile su quel conto fino a un tempo stabilito (in genere 3-4mesi), a tempo indeterminato (entrambe le parti possono recedere con preavviso) o fino a revoca (la banca può chiedere il “rientro” in ogni momento).

Il fido bancario viene concesso previa valutazione dell’affidabilità del cliente da parte della banca; essa attribuisce un punteggio di rating (espresso con caratteri alfanumerici) ovvero una valutazione sintetica sull’affidabilità di chi ha avanzato la richiesta di apertura credito in conto corrente; è il giudizio sulla capacità di rimborso del cliente. Esistono agenzie di rating alle quali la Banca potrebbe affidarsi per analizzare la situazione economica dell’impresa che chiede il fido. In base al rapporto del rating viene deliberato l’accoglimento o il rigetto della richiesta di finanziamento, le condizioni contrattuali e l’importo del fido accordato (tetto massimo).

L’istituto di credito fissa quindi un tetto massimo (detto “fido”), un determinato importo che l’azienda non deve superare al fine di evitare il pagamento di ulteriori penali. La banca non accredita una somma a favore dell’azienda, ma gli consente di “andare in rosso” per l’importo del fido accordato: la parte di linea di credito a cui ricorre l’impresa prende il nome di fido utilizzato. L’“affidato”(cliente), potrà usufruire in qualsiasi momento della liquidità di cui ha bisogno, fino al limite imposto (tetto massimo), ripristinando la linea di credito con successivi versamenti tramite ad esempio bonifici, assegni bancari o circolari; si dà vita a un continuo ciclo di movimenti di addebiti ed accrediti secondo le decisioni dell’azienda che può utilizzare il fido bancario in modo costante oppure solo occasionalmente per sopperire a “momentanee” esigenze di liquidità. E’ inoltre possibile che il fido non venga mai utilizzato. Le aperture di credito in conto corrente possono risultare rischiose se non utilizzate in modo corretto.

Nel Codice Civile l’apertura di credito in conto corrente è disciplinata agli artt.1842 e seguenti: “L’apertura di credito bancario è il contratto col quale la banca si obbliga a tenere a disposizione dell’altra parte una somma di danaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato“.

  1. Fido bancario e prestito: differenze

La differenza tra un finanziamento sotto forma di prestito e un fido bancario (con un tetto massimo fissato) si ritrova in questo:

a) il prestito prevede che la somma prestata all’azienda venga erogata, dalla banca, totalmente in un’unica soluzione per poi essere rimborsata a scadenze determinate;

b) con il fido bancario la banca si impegna a tenere a disposizione del cliente una somma di denaro per un determinato periodo di tempo o a tempo indeterminato. Quindi gli interessi si pagheranno solo sull’effettivo utilizzo.

  1. Chi può richiedere un fido bancario

Il fido bancario può essere richiesto da qualsiasi tipo di impresa, ditta individuale e lavoratore autonomo che sia in possesso dei requisiti di idoneità stabiliti dalla banca a cui l’azienda si rivolge.

Il fido bancario prevede per l’azienda:

–  di essere titolare di un conto corrente attivo presso la banca a cui vuole richiedere il fido (o aprirlo contestualmente alla richiesta)

–  di superare la verifica dei requisiti d’idoneità stabiliti dalla banca per poter accedere a tale forma di contratto

 un tetto massimo di capitale messo a disposizione dalla banca

–  l’applicazione, da parte della banca, di un tasso di interesse che verrà addebitato fin quando il cliente non verserà la somma per riportare il conto in credito. 

  1. Garanzie, recesso e revoca dal contratto

a- Garanzie

Le richieste di fido bancario provviste di garanzia vengono chiamate “garantite”, quelle sprovviste vengono definite “in bianco” o “allo scoperto”.

La banca può richiedere garanzie qualora da un’analisi del merito creditizio, svolta preventivamente, il cliente appare con un profilo di rischiosità importante, ma non tale da rigettare la richiesta di affidamento. La banca chiede all’azienda di farsi garantire la somme di denaro messa a sua disposizione attraverso la garanzia reale (vincolare un dato bene a garanzia di un dato credito: pegno o ipoteca) o la  garanzia personale (la garanzia offerta da un soggetto che destina il proprio patrimonio a tutela del credito altrui).

L’art. 1844 del Codice Civile prevede che, “se per l’apertura di credito è data una garanzia reale o personale, questa non si estingue prima della fine del rapporto per il solo fatto che l’accreditato cessa di essere debitore della banca. Se la garanzia diviene insufficiente, la banca può chiedere un supplemento di garanzia (estensione del vincolo della garanzia ad altri beni determinati) o la sostituzione del garante (quando un soggetto subentra al garante che ha prestato garanzia personale: si va, quindi, a sostituire il patrimonio del garante originario con quello del sostituto). Se l’accreditato non ottempera alla richiesta, la banca può ridurre il credito proporzionalmente al diminuito valore della garanzia o recedere dal contratto“.

b- Recesso

Il recesso sospende all’istante l’utilizzo della somma prestata che quindi viene bloccata alla situazione esistente a tale data. La banca è obbligata a accordare all’accreditato un termine di almeno quindici giorni per la restituzione delle somme usufruite e dei relativi interessi, spese e tutto ciò che è previsto nel contratto.

Nel caso in cui il fido sia a scadenza determinata viene fissata una data di rimborso, e la banca potrà recedere anticipatamente dal contratto solo per giusta causa; per circostanze relative al comportamento dell’accreditato (inadempimento obbligazioni contrattuali, mancato reintegro delle garanzie divenute insufficienti, informazioni inesatte in merito alla propria situazione finanziaria), sia cause relative alle condizioni economiche dell’affidato (sopravvenuta insolvenza, peggioramento delle condizioni economiche tali da mettere a rischio la possibilità di restituzione).

Nel caso in cui il fido bancario stipulato è a tempo indeterminato non esiste una data di rimborso; entrambi i contraenti possono recedere dal contratto in qualsiasi momento mediante preavviso nel termine stabilito dal contratto stesso o, in mancanza di tale preavviso, si presume di almeno quindici giorni dal ricevimento della comunicazione di recesso. La banca può chiedere la revoca di apertura credito in conto corrente anche in assenza di apparenti motivazioni, ma per esigenze interne di ricomposizione del portafoglio credito.

c- Revoca

La revoca del fido bancario pone la banca in una posizione dominante, essa può richiedere il rientro in qualsiasi momento e senza alcun preavviso.

  1. Sconfinamento

La situazione di sconfinamento si verifica quanto l’azienda utilizza la linea di credito per un importo superiore all’accordato.
E’ prassi bancaria consentire al cliente in modo occasionale o in modo ripetuto, di superare i limiti del fido, ciò comporterà spese aggiuntive in accordo con la banca che sono in continua evoluzione.

  1. Fido bancario: i costi

I costi del fido bancario sono:

– Il tasso di interesse sulle somme utilizzate, ovvero interessi a debito o passivi, sono calcolati in base all’ammontare e alla durata degli utilizzi della linea di credito e capitalizzati in genere su base trimestrale.
La commissione di messa a disposizione fondi: non possono superare per legge lo 0,50% trimestrale (cioè il 2% annuo d.lgs. 78/2009) dell’importo del fido. Viene calcolata trimestralmente sul fido accordato indipendentemente dall’utilizzo.
Le spese per la tenuta del conto: a seconda della banca possono essere applicate su ogni singola operazione, commissioni di apertura/chiusura conto, recupero imposto di bollo sull’estratto conto, spese per la revisione del fido stesso.

Gli interessi passivi dell’apertura in conto corrente sono fiscalmente deducibili.

Un’altra spesa per l’apertura di credito in conto corrente non direttamente esplicitata dagli enti di credito, ma comunque presente, è rappresentata dall’applicazione dei giorni valuta, ovvero la discrepanza dalla data di registrazione delle operazioni e la data in cui esse producono effetti ai fini del calcolo degli interessi. 

  1. Vantaggi del finanziamento in conto corrente per le aziende

Diversamente da altre forme di finanziamento (pensiamo al mutuo), il fido bancario è molto più flessibile rispetto le sue modalità di utilizzo e questo comporta alcuni vantaggi:

  • Non è necessario, per l’azienda, aprire un nuovo conto corrente in quanto il fido bancario si adatta perfettamente al conto corrente già aperto presso la banca. Risulta quindi possibile gestire la propria cassa in maniera fluida e con capitale continuamente a disposizione.
  • Permette di far fronte alle temporanee mancanze di cassa dovute a uno sfasamento dei tempi tra entrate e uscite.
  • Il credito in conto corrente non è un prestito: la cifra è sempre disponibile ma l’azienda potrebbe non aver mai bisogno di utilizzarla.
  • Gli interessi vengono calcolati solo sulle somme utilizzate effettivamente. Se in un trimestre non si accede alla somma del fido, per l’azienda non ci sono interessi a debito, ma dovrà versare solo il pagamento per la commissione sull’accordato.
  • L’azienda decide da sola quanto usufruire del fido e come rimborsarlo; se in un’unica soluzione oppure mediante versamenti successivi di cui può determinare gli importi ed i tempi di rimborso.
  • Generalmente è una soluzione di credito di breve durata dotata di piano di rientro (ricordiamo però che esiste anche il fido bancario a tempo indeterminato).
  • L’azienda può dedurre fiscalmente il costo degli interessi passivi
  • Reperire risorse senza l’ingresso di nuovi soci permettendo quindi di mantenere stabili gli assetti proprietari e il controllo dell’impresa.
  1. Svantaggi

  • E’ concesso solo a chi possiede certi requisiti di solidità finanziaria.
  • E’ la banca a decidere tutto: forma, ammontare (tetto massimo) e durata del fido bancario.
  • Il pagamento degli interessi sul passivo: più si scende con il conto, più alti saranno
  • Il pagamento di una tassa fissa trimestrale sull’intero ammontare del fido.
  • Il tasso di interesse stabilito dall’Istituto di credito è elevato.
  • In caso di fallimento dell’azienda se non riesce a coprire il fido è previsto il pagamento di penali elevate.