Cessione di un quinto dello stipendio

Cos’è il finanziamento tramite cessione di un quinto dello stipendio.

di

Tutto quello che c’è da sapere sul finanziamento personale tramite cessione di un quinto dello stipendio o della pensione.






Oggigiorno sempre più persone scelgono finanziamenti personali per incrementare la propria liquidità, ma come scegliere quello che fa per te?

Il finanziamento tramite cessione del quinto dello stipendio è una forma di prestito personale che viene garantita dallo stipendio.

L’istituto venne introdotto dal D.P.R 5 gennaio 1950, n. 180, e dal relativo documento attuativo, il D.P.R 28 luglio 1980, n. 895.

È un prestito personale non finalizzato per lavoratori e pensionati che percepiscono uno stipendio/salario o una pensione, e prevede il rimborso del prestito con addebito direttamente sullo stipendio. È previsto infatti il coinvolgimento del datore di lavoro (o l’istituto previdenziale nel caso dei pensionati), il quale sarà tenuto a pagare la rata alla Banca trattenendo così l’importo dalla busta paga del proprio dipendente (o dalla pensione).

L’importo massimo della rata di rimborso del prestito non può superare il valore di un quinto dello stipendio mensile netto, cioè il 20%. Le rate vengono saldate, per l’appunto, con l’utilizzo di una somma che non può superare il quinto dell’ammontare dello stipendio, per non incidere troppo sulla facoltà di rimborso del prestito da parte del contraente.

In alcuni casi l’importo della cessione può aumentare (solo per i lavoratori dipendenti, non pensionati) fino a 2/5 dello stipendio (il così detto “cessione del doppio quinto dello stipendio”) con la concessione del prestito delega.

Attenzione: è il datore di lavoro che paga le rate del prestito, trattenendole dalla busta paga del dipendente. Questo fa in modo che possa essere concesso indipendentemente dalla situazione creditizia del richiedente.

La durata massima di questo prestito (normato dal D.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180, e dal relativo regolamento attuativo, il D.P.R. 28 luglio 1950, n. 895) è di 120 mesi. La durata del prestito non può, per i dipendenti del settore privato e pubblico, eccedere il termine del rapporto lavorativo. Unica eccezione i dipendenti ministeriali che possono decidere se trasferire la rata sulla pensione, una volta terminato il rapporto di lavoro con il ministero.

E’ obbligatorio, quando si stipula il contratto per il finanziamento tramite la cessione di un quinto dello stipendio anche contrarre un’assicurazione su rischio vita ed impiego. Questo tutela il cliente nel caso di morte o di perdita del lavoro. (Sono i prodotti collegati accessori).

Il prestito – inserito nella categoria del credito a consumo – può essere erogato dalle banche o dalle società finanziarie sia direttamente sia tramite agenti finanziari e mediatori creditizi.

Chi può utilizzare il finanziamento con la cessione di un quinto dello stipendio

  • Lavoratori statali
  • Lavoratori parastatali
  • Lavoratori di aziende private
  • Pensionati di qualsiasi ente previdenziale

Questa forma di prestito inizialmente individuava come beneficiari solamente i lavoratori dipendenti pubblici o gli enti parastatali. Dal 2005 anche i lavoratori dipendenti di società e aziende private aventi un contratto a tempo indeterminato e i pensionati potranno beneficiare di tale finanziamento.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, per richiedere questo tipo di finanziamento il loro contratto deve essere a tempo indeterminato e devono avere inoltre un’anzianità minima lavorativa (in genere si parla di qualche mese) stabilita dalla compagnia assicurativa che fornisce la polizza. Tuttavia alcune banche permettono anche a un lavoratore con contratto a tempo determinato di richiedere questo tipo di finanziamento purché la durata del prestito non superi quella del contratto di lavoro.

Che differenza c’è tra un prestito personale e la Cessione del Quinto?

Nella cessione del quinto la rata del rimborso è trattenuta direttamente dalla busta paga o dal cedolino della pensione, quindi è il datore di lavoro/ente previdenziale che si interfaccia con l’istituto di credito. Nel prestito personale invece il rimborso della rata prevede che la rata venga pagata mensilmente dal richiedente tramite le forme concordate come ad esempio addebito diretto o bollettino postale.

Vantaggi del finanziamento tramite cessione del quinto dello stipendio

  • Facile da ottenere, basta presentare la busta paga o il cedolino della pensione
  • Comodo da gestire, perché le rate vengono trattenute direttamente alla fonte, ovvero vengono trattenute dallo stipendio o dalla pensione.
  • Più libero, perché è un prestito non finalizzato e può essere utilizzato per qualsiasi cosa,
  • Sicuro, perché obbliga alla copertura assicurativa del credito erogato.
  • Conveniente, perché grazie alla garanzia data dall’entrata mensile regolare e dalla trattenuta alla fonte, ha meno rischi per l’istituto che presta il denaro.
  • L’importo può essere considerevole perché legato alla retribuzione e di conseguenza all’anzianità lavorativa del dipendente

Documenti necessari per ottenere la cessione del quinto

  • carta di identità
  • codice fiscale
  • certificato di stipendio (rilasciato dal datore di lavoro) dove sarà indicato la data di assunzione, la retribuzione lorda e netta, il TFR maturato alla data della richiesta, eventuali trattenute (cessioni in corso) e pignoramenti
  • ultime 2/3 buste paghe ricevute o cedolino della pensione
  • permesso di soggiorno, se sei straniero
  • lo stato di servizio, se sei dipendente delle forze dell’ordine
  • CUD dell’ultimo anno
  • dichiarazione di quota cedibile nel caso di cessione del quinto della pensione, è rilasciata dall’Ente Previdenziale di appartenenza (Inpdap per i pensionati del settore pubblico, Inps per quelli del settore privato)
  • consenso dell’azienda, il datore di lavoro con delega in suo favore sarà incaricato di effettuare i pagamenti prelevando dallo stipendio l’importo della rata da rimborsare

Il documento essenziale per questo tipo di finanziamento è il certificato di stipendio rilasciato dal datore di lavoro dopo aver presentato richiesta scritta. Se l’azienda non rilascia questo tipo di documento dovrà perlomeno fornire un attestato di servizio dove dichiarerà che il lavoratore è assunto presso l’azienda in questione, che lavora regolarmente e che non ha in corso provvedimenti disciplinari.

Il certificato di stipendio dovrà poi essere presentato alla finanziaria o all’Istituto bancario per ottenere il prestito.

Il certificato di stipendio dovrà essere compilato secondo il modello rilasciato dagli Enti Finanziatori, cioè quelli autorizzati a erogare la cessione di un quinto dello stipendio (Istituti di credito, Enti di previdenza, Istituto nazionale delle assicurazioni, Società di assicurazione legalmente esercenti, Istituti o società esercenti il credito tranne quelle costituite in nome collettivo (snc) o in accomandita semplice (sas), Casse di risparmio, Monti di credito su pegno, tutte le Banche ed Intermediari Finanziari iscritte negli appositi elenchi gestiti dalla Banca d’Italia)

In ogni caso il dipendente dovrà sottoscrive una delega dove dichiarerà che il datore di lavoro e/o l’amministrazione sarà incaricato di versare mensilmente all’ente erogatore la rata di rimborso prelevata dalla sua busta paga.

Una volta presentati i documenti necessari per la cessione del quinto agli enti competenti e una volta garantito il rispetto dei requisiti di ammissibilità, passerà un lasso di tempo relativamente breve prima di ottenere la somma di prestito richiesta.

Elementi del contratto di cessione del quinto

Un contratto di cessione del quinto deve presentare determinati elementi. La legge stabilisce infatti che debba includere:

  • Il tasso di interesse
  • Tutte le condizione e tutti i prezzi praticati, inclusi gli oneri massimi in caso di mora
  • L’ammontare del finanziamento
  • Le modalità del finanziamento
  • Il numero, gli importi e la scadenza della rate
  • Le eventuali garanzie richieste
  • Il TAEG, cioè il tasso annuo effettivo globale
  • L’importo e la causale degli oneri che sono esclusi dal calcolo TAEG
  • Il dettaglio secondo cui il TAEG può essere modificato
  • Le coperture assicurative

Tassi di interesse e spese accessorie

I tassi di interesse che interessano la cessione del quinto sono 3:

TAN: (Tasso Annuale Nominale) rappresenta gli interessi veri relativi alla quota del prestito richiesta senza prendere in considerazione le spese accessorie. Se si dovesse richiedere 30.000 euro di prestito, il TAN verrebbe calcolato su quei 30.000 euro. Questo tipo di tasso di interesse acquisisce particolare importanza al momento dell’estinzione anticipata della cessione di un quinto, perché a questo tasso di interesse vengono scontate le rate non ancora versate; di conseguenza è preferibile avere un TAN elevato perché saranno più elevati gli interessi che saranno detratti dalle rate future

TAEG: (Tasso Annuo Effettivo Globale) prende in considerazione, al contrario del TAN, tutte le spese accessorie sull’effettiva somma di denaro rimanente, per questo motivo è il tasso di interesse più rilevante, perché indica il costo reale annuo del prestito. Comprende infatti gli interessi nominali (TAN), la spesa istruttoria e la spesa di avvio pratica, le commissioni dell’eventuale mediatore o agente finanziario, le spese dell’intermediario finanziario, cioè la Banca o Società Finanziaria, le eventuali polizze assicurative (la maggior parte degli istituti escludono dal TAEG le spese assicurative) e infine le imposte. Il TAEG può essere indicato anche come ISC (Indicatore Sintetico di Costo). Se dovessi richiedere 30.000 euro e detraessi un’ipotetica cifra di 3.000 euro per le spese accessorie, il TAEG si baserebbe sull’effettiva rimanenza, cioè sui 27.000 euro

TEG: (Tasso Effettivo Globale) è uguale al TAEG con la differenza che non comprende il costo delle imposte e dei bolli (fino a qualche anno fa non includeva nemmeno il costo delle polizze assicurative). Il TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio) è importante per calcolare i tassi soglia di usura. Il calcolo viene effettuato dopo che gli Intermediari Finanziari (Banche o Società Finanziare) hanno comunicato i tassi TEG applicati alle loro operazioni del trimestre precedente suddivisi per categorie di prestito, così viene calcolata la media aritmetica di questi tassi e ricavato il TEGM, che sarà poi aumentato del 25% e sommato al risultato finale una cifra fissa del 4%. Il risultato rappresenterà la soglia di usura del trimestre successivo.

Ѐ importante quindi valutare bene il TAEG rispetto al TAN, in quanto il primo come abbiamo detto rappresenta il costo effettivo del prestito. I tassi non saranno uguali per tutti i richiedenti, la percentuale dipenderà dalla Banca o Società finanziaria e dal richiedente, se è privato, pubblico e pensionato. Richiedere preventivi è un’ottima soluzione per fare una scelta consapevole e trovare così il prestito giusto.

Oltre ai tassi di interesse si deve tenere conto anche delle voci relative alle spese accessorie come:

  • Interessi applicati (di cui abbiamo già parlato sopra, TAN e TAEG)
  • Spese di istruttoria, cioè i costi relativi alla gestione della domanda (nella cessione del quinto in genere pagate in un’unica volta al momento dell’erogazione del prestito)
  • Spese assicurative, che comprendono il costo delle coperture assicurative (versate attraverso una trattenuta dall’importo erogato)
  • Eventuali commissioni bancarie (trattenute anche queste dall’importo erogato)

Condizioni: massimo erogabile e durata del prestito

Come precedentemente accennato la cessione di un quinto non ha un massimo erogabile fisso, perché è strettamente legato al tuo stipendio/pensione, dal TFR maturato al momento della richiesta e dall’anzianità lavorativa: all’aumentare di questi tre fattori aumenta anche la possibilità di ottenere un prestito più alto.

La rata di rimborso comunque non deve essere maggiore a un quinto del tuo stipendio netto mensile. Esistono però delle eccezioni; è possibile infatti ottenere una somma maggiore aumentando la rata di rimborso mensile fino a un massimo di due quinti dello stipendio, cioè un totale non superiore al 40% (si parla quindi di cessione del doppio dello stipendio). In questo caso si dovrà procedere sottoscrivendo un contratto di delega di pagamento impegnando così l’altro quinto dello stipendio. Per quanto riguarda i pensionati la durata della cessione del quinto è influenzata dall’ età, infatti i richiedenti dovranno preventivare dei costi sulle polizze assicurative più elevati.

La durata massima consentita è di 120 mesi e la minima in genere non è inferiore ai 24. In ogni caso la durata non può eccedere il termine del rapporto di lavoro e il pensionamento, solo per quanto riguarda i dipendenti ministeriali i termini sono diversi, infatti possono decidere se estinguere il debito o trasferirlo sulla pensione

Garanzie e coperture assicurative

Nella cessione del quinto dello stipendio o pensione il rischio di insolvenza è tendente allo zero rispetto ad altri tipi di finanziamenti, per questo motivo non vengono richieste garanzie reali per questo prestito personale, infatti gli Enti finanziatori non sono costretti a consultare le banche dati in cerca di eventuali segnalazioni negative sul richiedente.

Il TFR maturato dal lavoratore (o la pensione) è considerato una sorta di garanzia, tutela infatti il finanziatore dal rischio di perdita di lavoro, di infortunio o rischio vita.

Ѐ obbligatorio comunque sottoscrivere una doppia copertura assicurativa, a tutela del rischio vita del cliente e del rischio impiego, che garantisca la copertura dell’importo ancora dovuto in caso di mancato pagamento.

Le spese assicurative sono trattenute direttamente dall’Ente finanziatore che erogherà un importo al netto sottraendo queste ultime. Per questo motivo la normativa relativa alla cessione del quinto prevede che il debitore non possa richiedere anticipi sul TFR per l’intera durata del finanziamento.

  • L’assicurazione vita copre il debito in caso di invalidità o premorienza, la compagnia provvederà a saldare l’importo restante all’ente che lo ha erogato. Durante la fase istruttoria è d’obbligo compilare un modulo sulla propria condizione fisica (nei casi di età avanzata o di elevati importi, può essere richiesta la compilazione da parte di un medico).
    In caso di premorienza la polizza vita salda l’intero debito senza rivalersi sul TFR
  • L’assicurazione impiego copre i casi di interruzione del rapporto di lavoro (dovuto a licenziamento, fallimento del datore di lavoro…). La compagnia assicurativa provvederà a pagare la banca rivalendosi in un secondo momento sul cliente. Così anche nel caso di interruzione momentanea delle prestazioni lavorative non retribuite.
    In caso di licenziamento per giusta causa la polizza non copre il debito residuo.
    In caso di perdita del lavoro non per colpa del cliente, la polizza impiego si rifarà sul TFR maturato e, se questo si rivelerà insufficiente, generalmente si raggiungerà un accordo tra le parti. Se lo stato di disoccupato si protrae nel tempo, e il cliente non è in grado di restituire la somma dovuta in un’unica soluzione, la compagnia di assicurazione provvederà a saldare l’ente e si rifarà successivamente sul cliente.

Cessione di un quinto INPS

Anche i pensionati possono contrarre questo tipo di finanziamento personale attraverso un istituto di credito con una trattenuta diretta che effettua l’INPS sulla pensione. La rata dipenderà dall’ammontare della pensione.

L’INPS dichiara che la cessione del quinto può essere chiesta su tutte le pensioni, ma non su:

  • Assegni al nucleo familiare
  • Assegni di sostegno al reddito
  • Pensioni e assegni sociali
  • Invalidità civili
  • Assegni mensili per l’assistenza ai pensionati per inabilità
  • Pensioni con contitolarità per la quota parte non di pertinenza del soggetto richiedente la cessione
  • Prestazioni di esodo ex art. 4, commi da 1 a 7 – ter, della Legge n. 92/2012

Il pensionato deve richiedere il prestito alla Banca o alla Società finanziaria. L’Inps provvede poi a versare la quota stabilita trattenendola direttamente dalla pensione. La durata del contratto di prestito non può superare i dieci anni ed è obbligatoria la copertura assicurativa per il rischio di premorienza del titolare della prestazione.

Innanzitutto, se sei pensionato devi prima richiedere la comunicazione di cedibilità della pensione (un documento dove viene indicato l’importo massimo della rata del prestito). Deve essere richiesta personalmente dal pensionato presso l’INPS e consegnata alla Banca o alla Società Finanziaria con cui si vuole stipulare il finanziamento. Se l’ente è convenzionato con l’INPS i tassi di interesse saranno più vantaggiose e l’ente in questione si occuperà direttamente dell’elaborazione della pratica.
La rata dipenderà dall’ammontare della pensione e l’importo cedibile sarà calcolato al netto delle trattenute evitando che intacchi l’importo della pensione minima stabilito ogni anno dalle legge; per questo motivo i pensionati che ricevono una pensione minima non possono richiedere il prestito. Se invece sei un pensionato con più pensioni cedibili il calcolo si baserà sull’ammontare delle pensioni ricevute.

Per approfondire e verificare l’elenco delle Banche e degli Istituti convenzionati con l’INPS

Cessione di un quinto INPDAP

I dipendenti e pensionati INPDAP possono richiedere previa approvazione:

  1. La cessione di un quinto INPDAP con rata fissa e addebito in maniera automatica dallo stipendio pari a un quinto (20%)
  2. La cessione del doppio quinto INPDAP o prestito delega con trattenuta automatica pari al 40% della mensilità ricevuta
  3. Prestito delega con trattenuta del 50% dal proprio stipendio

I documenti richiesti sono:

  • Documento che attesta lo Stato di Servizio e una Dichiarazione Stipendiale dalla propria amministrazione
  • Copia dell’ultima busta paga
  • Copia documento identità e codice fiscale

La cessione di un quinto INPDAP può essere richiesta da dipendenti di pubbliche amministrazioni, enti statali, para pubblici e da tutti i pensionati INPDAP. Inoltre se l’età del richiedente è compresa tra i 18 e 65 anni ed è in possesso di cittadinanza italiana ha la possibilità di richiedere un prestito tramite cessione del quinto a condizioni di sicuro interesse. I dipendenti con un rapporto di lavoro a tempo determinato hanno la possibilità di richiedere un prestito purché la durata complessiva delle rate non superi il termine del contratto di lavoro. Nella cessione di un quinto INPDAP il massimo ottenibile che è possibile richiedere dipende anche qui dallo stipendio o pensione e dalla durata del prestito che può arrivare a un massimo di 120 mesi, inoltre è possibile richiedere la cessione di un importo fino al 50% della mensilità. Non è previsto un limite massimo di età tuttavia, generalmente, non vengono portate a termine le pratiche di soggetti oltre i 65 anni, perché di fatto la copertura assicurativa della polizza sul rischio vita rischia di essere molto elevata aumentando così i costi accessori.

Casistiche

a- Cessione del quinto e riduzione dello stipendio

Capita a volte che si verifichi una riduzione dello stipendio, le cause più ricorrenti possono essere:

  • Trasformazione da rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale
  • Sospensione per illecito disciplinare
  • Cassa integrazione guadagni
  • L’assenza per malattia (se non è interamente coperta dal datore di lavoro)
  • Provvedimento di sospensione

Se la riduzione dello stipendio gravato da cessione di un quinto è pari o inferiore a un terzo del suo ammontare, il datore di lavoro potrà comunque continuare ad addebitare la rata nella retribuzione del lavoratore stabilita dalla Società finanziaria.

Se la riduzione invece è superiore a un terzo della retribuzione netta, la trattenuta non potrà superare un quinto della nuova retribuzione. Si dovrà così comunicare tempestivamente alla Società finanziaria la situazione che ha portato la riduzione e chiedere che venga rielaborato l’importo della rata da trattenere.

Nel caso di Cassa integrazione la situazione cambia quando si è verificato il provvedimento di sospensione, o di malattia, coperta, principalmente dall’INPS, cioè quando il datore di lavoro eroga non una retribuzione ma bensì un’indennità visto che sono soltanto anticipazioni da parte del datore di lavoro come sostituto dell’istituto previdenziale. In questi casi è comunque opportuno per il datore di lavoro continuare a operare la trattenuta sulle erogazioni al lavoratore come nel caso originario per la trattenuta del quinto dello stipendio ma è consigliabile che prima il datore abbia in forma scritta il consenso dal lavoratore visto che l’indennità non è tecnicamente uno stipendio.

b- Caso rata non pagata

Nel caso non avvenga il pagamento della rata quando si ha in atto una cessione del quinto bisogna innanzitutto fare una distinzione in base alle cause del ritardo:

  • Se il ritardo di una o più rate di una cessione del quinto è riconducibile a qualsiasi causa, il finanziatore potrà richiedere gli interessi di mora definiti precedentemente nel contratto di prestito
  • Se il ritardo è dovuto a perdita di lavoro, alla sospensione o riduzione dello stipendio, la banca o la Società finanziaria potrà considerare risolto il contratto anche se è presente una copertura assicurativa. Nel caso ci fosse una copertura assicurativa comunque l’assicurazione può avvalersi sul TFR e, se questo non fosse sufficiente, il cliente dovrà rimborsare il debito residuo.
  • Se è dovuto a problemi amministrativi dell’azienda, il lavoratore dovrà segnalare la situazione al finanziatore inviando le buste paga per dimostrare che il mancato pagamento è dovuto a un errore dell’azienda

c- Cessione del quinto: licenziamento del dipendente e fallimento dell’azienda

Nel caso di cessazione del rapporto di lavoro è necessario specificare la motivazione. È comunque la polizza rischio impiego che tutela il lavoratore.

  • Nel caso di licenziamento e fallimento dell’azienda sarà compito del datore di lavoro trattenere dal TFR del dipendente la somma per estinguere (o ridurre) il debito e versarla direttamente alla banca. Se la somma non è sufficiente a coprire il debito e il dipende non ha trovato un nuovo rapporto di lavoro si verifica un caso di insolvenza
  • Nel caso si verifichi un licenziamento per giusta causa, la compagnia di assicurazione può decidere di non pagare l’indennizzo alla banca, la quale sarà obbligata a registrare la passività nei suoi bilanci. Se la compagnia assicuratrice ha risarcito la banca avrà comunque la possibilità di rivalersi sul dipendente se questo abbia trovato un nuovo lavoro e costringerlo a risarcire l’assicurazione
  • Nel caso di fallimento dell’azienda, quindi non riconducibile alla cattiva condotta del lavoratore sarà la compagnia assicuratrice e la relativa polizza rischio impiego a intervenire. (L’insoluto sarà segnalato alle centrali rischi finanziari come anche il datore di lavoro, il quale sarà registrato come cattivo pagatore)

d- Cessione del quinto: quando si può rinnovare

Ѐ possibile rinnovare una cessione del quinto quando sono trascorsi almeno i due quinti del periodo di rimborso (nel caso di una cessione del quinto inferiore ai 5 anni è possibile anche prima). Il richiedente però dovrà stipulare un nuovo prestito della durata inferiore ai 10 anni.

e- Cessione volontaria del quinto e pignoramento del quinto dello stipendio

Si verifica il caso in cui coesistono pignoramento del quinto e la cessione volontaria dello stipendio.

Cos’è il pignoramento del quinto dello stipendio? Ѐ una procedura prevista dalla legge (esecuzione forzata o anche pignoramento presso terzi). Ѐ previsto dalla legge quando si verificano casi di debiti non saldati e avviene nella misura massima di un quinto dello stipendio o della pensione. La cessione volontaria del quinto invece è una particolare forma di prestito personale che nasce da un atto di volontà del debitore, ed è il caso di cui abbiamo parlato fino a qui.

Ora, dobbiamo innanzitutto premettere che la legge prevede che il limite massimo pignorabile passi da 1/5 al 50% quando concorrono più pignoramenti per cause diverse, ad esempio alimenti e finanziamento.

  • Se prima del pignoramento dell’ufficiale giudiziario il debitore aveva richiesto una cessione del quinto dello stipendio i successivi pignoramenti sono consentiti solo per la differenza tra la metà dello stipendio e la quota già ceduta dal lavoratore. Quindi su uno stipendio netto pari a 1000 euro, il calcolo va fatto su 500 euro meno 200 (la rata pari a 1/5 dello stipendio). L’importo massimo pignorabile sarà quindi pari a 500 – 200 = 300. Nel caso di più pignoramenti o pignoramento legato agli alimenti resta fissa a 200 euro (pari a 1/5 dello stipendio).
  • Se dopo il pignoramento l’interessato vuole procedere a richiedere la cessione volontaria del quinto, questa non può eccedere la differenza tra 2/5 dello stipendio (al netto trattenute) e la quota gravata da pignoramento. Quindi su uno stipendio netto pari a 1000 euro la cessione verrà calcolata sulla differenza tra 400 euro (2/5 di 1000 euro) e la quota di pignoramento (ipotizzata pari a 1/5 dello stipendio) pari a 200 euro: la rata relativa alla cessione non potrà eccedere 400 – 200 = 200 euro.